Roero DOCG in tour: la tappa bolognese da Agostino Iacobucci

Ricetta per una serata indimenticabile:

  1. Procurati i vini selezionati dal Consorzio Tutela Roero
  2. Servili in una cornice speciale, nel salone affrescato di Villa Zarri
  3. Aggiungi la tecnica moderna e l’eleganza delle creazioni dello chef Agostino Iacobucci 
  4. Aggiungi l’ingrediente segreto…  la super Luna del Castoro!

Non una luna qualunque, proprio quella, gigante e luminosa, a fare da riflettore cosmico sulla serata perfetta.

Accolti da un calice di “Giovanni” di Angelo Negro (Roero Arneis DOCG – Metodo Classico Dosage Zéro – Blanc de Blancs) e deliziati dagli amuse-bouche dello chef, abbiamo potuto comprendere, una volta a tavola, la doppia anima di questa terra. Il benvenuto del Presidente del Consorzio, Massimo Damonte, è stato caloroso. “Roero in Tour è il nostro modo di valorizzare i vini della denominazione e di rafforzarne la conoscenza attraverso attività mirate. Un percorso di crescita condivisa che mette in luce la personalità dei nostri vini, fedeli alla loro origine e al tempo stesso capaci di dialogare con il gusto e le esigenze del mercato attuale. Radici e ricerca, eleganza e autenticità, questo è il messaggio che continuiamo a portare avanti e che rende unica la nostra denominazione”.

IL ROERO

Un angolo di Piemonte dove la natura e la mano dell’uomo hanno dialogato per secoli, creando un paesaggio di armonia e fascino ineguagliabili. Questa terra, situata sulla sponda sinistra del fiume Tanaro, è un mosaico vivo, riconosciuto come Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO insieme a Langhe e Monferrato. Visitandolo, ho apprezzato il continuo susseguirsi di colline morbide e pendenze variegate, sulle quali i vigneti sono ricamati con precisione sartoriale. Qui, filari di Nebbiolo (da cui nasce il Roero DOCG) e di Arneis (per il Roero Arneis DOCG) disegnano geometrie perfette, mentre si alternano a profonde gole e calanchi scoscesi che tagliano l’altopiano, aprendo squarci improvvisi nel terreno e creando habitat ricchi di biodiversità, con boschi fitti che si alternano alle coltivazioni.

La cifra del Roero è l’unicità; abbiamo il privilegio di essere immersi in un contesto naturale di rara bellezza ad eccellente vocazione vinicola, capace di esprimere alta qualità sia nei vini bianchi che nei rossi. La raffinatezza, la versatilità e la bevibilità di entrambe le tipologie di Roero Docg sono frutto di questo territorio e della dedizione dell’uomo che da sempre se ne prende cura e lo lavora con sapienza.” prosegue Massimo Damonte.

Arneis e Nebbiolo sono i due vitigni su cui basa la DOCG: uve autoctone, tipiche di questo territorio, coltivate da secoli e interpretate con grande attenzione dai produttori del Roero.

L’arneis è coltivato nel Roero praticamente da sempre e ne troviamo le prime tracce scritte tra la fine del ‘400 e l’inizio del ‘500″ prosegue il presidente, “mentre il Nebbiolo è un vitigno autoctono del Piemonte, di cui si trovano le prime tracce scritte già alla fine del XIII secolo. Nel Roero, il Nebbiolo viene citato per la prima volta nei decenni successivi, all’inizio del XIV secolo. Nel ‘700 i registri testimoniano che nelle cantine della zona se ne trovavano varie tipologie, dal secco al dolce, dal ‘vecchio’ all’amabile“.

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