Identità Golose Web (identitagolose.it)
La scommessa dell’Arneis e l’eleganza del Nebbiolo: il Roero scopre le sue carte
Sabbia, altitudini e grande biodiversità. Il Roero in Tour fa tappa a Milano e la denominazione si racconta dimostrando una tenuta sui mercati e proponendo uno stile molto contemporaneo
Per anni, se parlavi di eccellenza, la mente (e il portafoglio) volava inevitabilmente sulla sponda destra del Tanaro, tra i filari pettinati di Langa. La sponda sinistra, il Roero, è sempre stata lì: bellissima, aspra, orgogliosa, ma spesso relegata al ruolo di alternativa intelligente. Un territorio che tutti conoscono, di cui tutti riconoscono la storicità, ma che per troppo tempo ha vissuto all’ombra dei vicini blasonati.
Oggi, però, la musica sta cambiando. A confermarlo è stato l’evento conclusivo del Roero in Tour, andato in scena a Milano da Andrea Aprea, dopo aver toccato Roma, Napoli e Bologna. Un’occasione in cui il Consorzio Tutela Roero, guidato da Massimo Damonte, ha ribadito un concetto fondamentale: il territorio ha le spalle larghe e possiede tutte le carte in regola per intercettare i desideri del consumatore contemporaneo.
Partiamo dai dati. Mentre il mercato globale del vino attraversa una fase di profonda incertezza, tra calo dei consumi e tensioni internazionali, il Roero regge il colpo. Non si registrano crescite vertiginose, certo, ma una solidità che di questi tempi è merce rara. Parliamo di oltre 1.340 ettari vitati e una produzione annua di circa 8,3 milioni di bottiglie, con un export che supera il 60%.
Il consumatore di oggi, specialmente quello più giovane, cerca freschezza, verticalità e storie autentiche. E qui il Roero cala i suoi assi.
Prendiamo l’Arneis, il grande bianco autoctono. Oggi, le versioni giovani (come il Roero Arneis Docg 2024 di Benotti Rosavica degustato da Aprea) offrono una sapidità e una tensione figlie dei suoli sabbiosi di origine marina che le rendono perfette a livello gastronomico. Ma la vera scommessa dei produttori si gioca sul tempo: l’obiettivo è valorizzare l’inaspettato potenziale di invecchiamento del vitigno. Nascono così espressioni più complesse, capaci di reggere anni di affinamento e di smentire chi ha sempre sottovalutato la stoffa di questo bianco.
E poi c’è il Nebbiolo. Il Roero Rosso Docg è l’antidoto perfetto all’opulenza. Sui suoli sabbiosi della sinistra Tanaro, il Nebbiolo si spoglia di certi tratti austeri per regalare eleganza, fragranza e una trama tannica setosa fin dalla gioventù. Un profilo che si sposa perfettamente con l’attuale richiesta di vini rossi meno estrattivi e più gastronomici, come dimostrato dall’abbinamento con il piatto di pecora, verza e senape dello chef Aprea.
[…]
Leggi l’articolo completo.