Dal cuore del Roero al mare di Napoli: i vini piemontesi incontrano la cucina del Caracol

C’è un’Italia che si scopre attraverso i suoi contrasti, le sabbie marine del Roero che si fanno vigna, le rocche che tagliano le colline come cicatrici geologiche e poi il mare profondo dei Campi Flegrei, affacciato su un orizzonte al tramonto. In mezzo il vino, mezzo di trasporto e strumento di racconto.

È stato questo, in fondo, il senso della serata organizzata dal Consorzio Tutela Roero al ristorante stellato Caracol di Bacoli, dove i vini delle colline cuneesi si sono messi in ascolto di una cucina che parla un altro linguaggio, quello del Mediterraneo.

Il Roero, terra a tratti ancora timida rispetto ai giganti enologici che la circondano, ha scelto da tempo di non rimanere nella comfort zone delle sue colline. Dopo la tappa romana, Napoli è stata il secondo approdo di un tour che porterà i vini della denominazione anche a Milano e Bologna. L’obiettivo? Non solo promuovere, ma dialogare uscendo dai confini regionali per comprendere come i propri vini vengono percepiti altrove, come ha spiegato il direttore del Consorzio Massimo Damonte.

Il Roero ha una voce distinta, cesellata nella propria identità, ma non ancora sufficientemente riconoscibile. Portarla in contesti diversi obbliga a raccontarla meglio affrontando una sfida, quella della narrazione che parte dal territorio.

Siamo in Piemontetra Langhe e Monferrato, ma sulla riva sinistra del Tanaro, dove la viticoltura convive con una natura più varia fatta di boschi, orti, frutteti e soprattutto di rocche, profonde fenditure nel terreno che testimoniano l’antica origine marina di queste colline, dove sabbia, calcare e argilla si mescolano in proporzioni sempre nuove.

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